VOCI LONTANE

 

 

 

Le possiamo sentire in varie occasioni, le più impensate e diverse; ma per poterlo fare –lo abbiamo già detto- occorre che sia modificata, alterata la tradizionale struttura del suono e dell’ascolto; è molto difficile per chiunque, a parte casi eccezionali e per questo scarsamente interessanti per noi, riuscire a percepire qualcosa all’interno di un ufficio tradizionale con i rumori e le voci che ci sono familiari, o anche nel comfort della nostra casa. Per ascoltare veramente, per porsi in ascolto e recepire messaggi e suoni è necessario che vengano aperte delle chiavi, che ci si ponga in uno stato recettivo nel quale la ragione sia chetata e la mente sia liberata dalle occupazioni e dalle ambasce quotidiane. Si deve riuscire ad entrare in una dimensione non usuale, altra, diversa e favorevole.

E’ una questione di frequenza; come i programmi ad onde medie non possono essere ascoltati sui canali a modulazioni di frequenza, così il mondo extrasensoriale non può comunicare con la realtà brutalizzata dagli interessi materiali; per ascoltare i comunicati delle radio di polizia non basta possedere una radio, né mettersi all’ascolto: occorre possedere la chiave d’accesso. Allo stesso modo, a maggior ragione avviene nel nostro caso: servono radio molto particolari e orecchie altrettanto particolari, abituate a navigare in sintonie molto diverse dalle solite, originali e in qualche modo speciali.

La modifica della struttura del suono si può realizzare anche quando alle tradizionali e familiari dimensioni d’ascolto subentra un silenzio assoluto; quel silenzio può essere il più assordante dei suoni e lo possiamo incapsulare nella nostra mente come un sottofondo luminoso dove le ombre vocianti possono assumere tratti e contorni abbastanza definiti e più riconoscibili per noi.

Le voci lontane parlano sempre; vi è un continuo brulicare di appelli, richiami, inviti, sussurri e grida; quelle voci stanno intorno a noi ed esercitano una pressione auricolare molto delicata, ma incisiva; esse, lo ripetiamo ancora, debbono passare attraverso una struttura del suono diversa: può succedere, in presenza di un rumore continuo e ad alta intensità, come ad esempio un motore meccanico ascoltato per un tempo prolungato; esattamente come avviene quando si usa un trattore o una sega elettrica o una motofalciatrice. Ma anche quando si sta per un tempo prolungato all’interno di una discoteca lanciata su musiche di alta intensità di suono, o anche quando si lavora all’interno di una fabbrica rumorosa o quando si resta per molto tempo su un aereo in volo. La persona che utilizza questi mezzi meccanici o che ascolta quei rumori costanti ed intensi, dopo un tempo indefinito che varia anch’esso, a seconda della tipologia e della  sua sensibilità, oltre che della sua struttura fisica ma anche della intensità del rumore a cui è sottoposta, una volta  oltrepassata la propria personale soglia di rottura entra a far parte gradualmente di una diversa dimensione d’ascolto dove tutto cambia e tutto è possibile; intanto l’intensità dei rumori meccanici rende ovattati tutti gli altri suoni, li allontana, li colloca in un luogo indefinito e vago nello spazio.

In questa nuova dimensione rumorosa ma ovattata, la persona cede le proprie barriere auricolari, allenta la propria attenzione razionale, ma anche quella istintiva; si concentra passivamente su una attività o su un suono ripetitivo e costante; si pone, cioè, in una posizione che possiamo considerare ideale per ricevere, recepire, immagazzinare nuovi segnali e nuove voci; in quella nuova dimensione, in quei particolari momenti di ascolto stabilizzato, continuo e assillante, si aprono delle porticine attraverso le quali cominciano a passare voci e richiami provenienti da altre dimensioni di tempo e di spazio.

La possibilità di ascolto di quelle voci e di quei richiami viene amplificata al massimo in quelle nuove condizioni ed è allora possibile sentire cose molto interessanti; il più delle volte si ascoltano antiche chiamate (intenerite dall’affetto o talvolta morbidamente minacciose) come potevano essere quelle dei nostri genitori durante la nostra infanzia, o anche voci di vecchi amici che riconosciamo immediatamente. Altre volte, invece, sentiamo voci che non riconosciamo e che vengono ripetute in maniera assillante; in quei casi veniamo sopraffatti dallo sconcerto e ci chiediamo con ansia quale possa essere il loro significato.

A me è capitato molto spesso di avere esperienze simili; quando, ad esempio, nel mio rudere in campagna passo la motofalciatrice sul prato, un fenomeno del genere si verifica sempre dopo alcuni minuti, quando, cioè, l’orecchio si è abituato alle nuove lunghezze d’onda sonore prodotte dal rumore a scoppio; in quella nuova, provvisoria dimensione d’ascolto, inizio ad ascoltare nuove leggere vibrazioni, via, via, sempre più nitide, intense e chiare, fino a che le riconosco chiaramente come a me familiari o comunque conosciute; quasi sempre si tratta della voce di mia madre, ripetuta sempre nella stessa accezione e con lo stesso significato; quello di un orgoglioso rimprovero, per quella che lei riteneva una mia eccessiva esuberanza, che mi lanciava con tenerezza dalla finestra della nostra vecchia casa in paese.

Ma anche altre voci mi giungono e qualche volta con significati ben precisi, per quanto improvvisi e inaspettati; alcuni anni fa mi è accaduto che durante un lungo volo notturno sull’oceano, quando tutti i rumori si erano acchetati, dopo alcune ore passate in uno stato appisolato del solito relax nervoso che si impadronisce di me tutte le volte che volo, inizio a percepire un richiamo dapprima flebile e poi sempre più marcato: una voce maschile ben intonata che cantava con grande intensità una dolce struggente melodia, romantica e dolcissima; posso dire che ascoltai quella canzone per un periodo di tempo abbastanza lungo, per quanto non misurabile; un ritornello molto piacevole su cui mi lasciai andare e che entrò completamente nel mio corpo accompagnandomi in uno stato di semi incoscienza prima e di sonno poi.

Quella musica aprì la visuale della mia mente ad una sceneggiatura insolita ed originale; stavo osservando una pellicola interna che proiettava un film nel quale si mescolavano immagini sul lavoro nei campi, la produzione di cotone, la vita nella savana, nei villaggi, battaglie ancestrali e scene di vita familiare a me sconosciute. Ma sempre riecheggiava quella melodia, quella nenia ricorrente che faceva da sottofondo, accompagnava e colorava tutti gli ambienti.

La sera dopo, mentre stavo seduto ad un bar di quel paese lontano a bere una bibita riascoltai quella voce; apparteneva ad un anziano orchestrale che cantava le canzoni del suo antico popolo di origine, quando fu trasportato schiavo in catene in un'altra terra; notai la stessa tenerezza che avevo percepito sull’aereo, in quella musica, in quelle parole e anche in quell’uomo; io avevo sempre desiderato ascoltare dal vivo quella musica, quei ritmi, quelle vibrazioni vocali perché le avevo sempre associate alla massima forma di espressione della sensibilità artistica e poetica; questo può certamente aver influito a determinare la visione sonora, ma non può essere sufficiente a spiegarla del tutto; in realtà era successo che la mia energia aveva chiamato e che un’altra energia aveva risposto all’appello; tutto era avvenuto con grande semplicità; si era verificato un incontro di necessità e di desideri, maturato non si sa in quale circostanza e per quale motivo o in quale luogo, avvenuto in una dimensione diversa dal solito ma comunque reale.

A pensarci bene, la vita può offrirci degli scenari assolutamente meravigliosi; quel tipo di esperienza che avevo vissuto, in qualunque modo la si voglia considerare, appartiene di certo alla sfera dello straordinario e del bello; si tratta di esperienze che vengono spontaneamente se solo ci si lascia andare, se ci si pone all’ascolto e si lascia che le cose avvengono da sole; è incredibile il fatto che l’umanità non si concentri maggiormente su questi fenomeni eccezionali, ma anche molto comuni, che possono verificarsi spontaneamente se solo si ripone fiducia nella parte nascosta e ignorata di noi stessi. E’ incredibile che l’umanità  non vi rifletta sopra con determinazione per capire meglio quelle che, in fondo, sono le domande più importanti che riguardano la sua vita e il suo destino. Una maggiore consapevolezza sulla nostra vita interiore e sul suo funzionamento ci permetterebbe di vedere con chiarezza chi siamo e ci potrebbe far vivere meglio, con maggiore armonia ed equilibrio, con più serenità e fiducia.

 

 
   

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