|
Chi è Pietro Pacelli ?
Per far capire meglio chi è una persona, forse è opportuno cercare di capire chi avrebbe potuto essere e non è stato. · Pietro Pacelli ha fatto l’Assessore alla Provincia; avrebbe potuto far carriera come Amministratore Pubblico, ma ha preferito soprassedere. · Pietro Pacelli ha diretto la Lega delle Cooperative; avrebbe potuto far carriera anche lì, ma si è dimesso anzitempo. · Pietro Pacelli è stato assunto quattro volte nella Pubblica Amministrazione, ma si è sempre dimesso. · Pietro Pacelli ha collaborato con molte grandi Società private e pubbliche, ma sempre ha interrotto il rapporto con una certa impazienza. · Pietro Pacelli è stato dirigente di Partito per quattro anni; anche lì avrebbe potuto fare molta strada; ma ha preferito guardare altrove. Qualcuno potrebbe pensare ad una personalità particolarmente agitata ( e avrebbe una qualche certa ragione ), movimentata, sempre in cerca di nuovi stimoli e interessi; qualcun altro potrebbe immaginare una scarsa personalità, sempre in fuga di fronte alle prime responsabilità. In realtà si tratta di dignità. Una qualità rara in questo mondo, sempre calpestata dagli altri e, molto più spesso, da noi stessi. In ognuno degli ambienti che ha frequentato, valeva sempre il principio del successo, della carriera ad ogni costo, del potere. Cambiavano i personaggi, gli ambienti, le intensità delle pulsioni aggressive, ma la sostanza non cambiava mai. Qui a fianco si può gustare ciò che ne pensava, al riguardo, un certo Pareto. La dignità, allora: che cosa è? Dal punto di vista di Pietro Pacelli è il luogo che consente alla nostra natura di affermare il proprio punto di osservazione, la propria struttura e, quindi, di essere se stessi, vivendo la nostra unica, irripetibile esperienza di vita in maniera sinergica ai nostri principi e ai nostri valori. Vivere in modo dignitoso è certamente molto difficile. Per poterlo fare, spesso si deve cambiare aria, cambiare ambiente fino a che non riconosciamo quella che ci appare come la dimensione esistenziale a noi più consona. I più non sono di certo così violenti e, per forza di cose maggiore, si adeguano, si adattano, cercano di sopravvivere accettando una logica che, pure, non condividono, ma di cui si fanno portatori sani divenendo consapevolmente o meno, strumenti formidabili di violenza. Levi pensava che i più feroci persecutori di ebrei, fossero i tranquilli ragionieri che tenevano freddamente la contabilità dei forni crematori. Levi pensava che costoro fossero, persino, più feroci e spietati degli ideologi più fanatici della superiorità della razza. Ci sarebbe un’altra strada: battersi, con determinazione, accettare la guerra per la vita, essere disponibili a combattere senza esclusione di colpi, a volte colpire gli innocenti. Non tutti se la sentono. Io no di certo.
Oggi Pietro Pacelli combatte la sua battaglia per la vita, lavorando in una Società di Servizi e prestando qualche consulenza. Vive in campagna e ha cominciato ad apprezzare la deliziosa superiorità degli animali rispetto alla belva umana e la conturbante bellezza della natura, in ogni momento ed in ogni sua manifestazione.
Pietro Pacelli ha scritto questo libro perché pensa veramente che dica cose nuove, interessanti, e, soprattutto vere. Come è scritto nel libro, chi vive rinunciando a capire le vere domande poste alla base della nostra esistenza è come se rinunciasse all’unica vera occasione che ci è stata fornita dal caos meraviglioso che ci ha dato linfa vitale.
Pietro Pacelli si aspetta soltanto che chi legge questo libro lo faccia fino in fondo e con una certa attenta disponibilità a comprendere.
|
||||