|
MONDI PARALLELI
Esistono? E’ possibile immaginare l’esistenza di mondi paralleli? In quale dimensione? In che tempo? In quale spazio? Come già accennato brevemente, la fisica moderna ritiene tale eventualità come altamente probabile in quanto conseguenza diretta della relatività generale; un mondo potrebbe esistere in parallelo e contemporaneamente ad un altro, ma anche a sé stesso, appunto per la possibilità di potersi manifestare in epoche diverse nello stesso scenario e su dimensioni diverse. Ormai sappiamo che il tempo rappresenta una categoria niente affatto affidabile: esso costituisce soltanto una dimensione per gli umani, ma spesso assomiglia ad una chimera o una megera ingannevole. Ma io non voglio qui avventurarmi in un linguaggio scientifico, né voglio parlare da fisico; non è questo il mio scopo. Ciò che mi preme è dimostrare che ognuno di noi può percepire l’esistenza di mondi paralleli se solo volesse farlo, mettendosi nelle condizioni idonee per poter recepire una tale incredibile sensazione. Serve un luogo adatto e uno stato d’animo sereno; per quanto riguarda il luogo non può che essere un bosco in montagna; lì esistono tutte le migliori condizioni per avvicinarci al massimo alla percezione dell’esistenza di altri mondi, con altri tempi, altre regole, altre logiche. Ho fatto una esperienza del genere recentemente, in una montagna bellissima, passeggiando in un bosco di pini che, però, lasciavano generosamente ampi spazi di vita ad altre specie arboree e floreali; era una tarda mattinata dei primi di agosto, vi era un bel sole e il clima era mite e gradevole; tutto il mio organismo stava beneficiando di quello stato di grazia generale e io cominciai a rilassarmi e a concedermi una sosta all’ombra di una pianta di pino che potrei definire multipla, in quanto era tutta unita alla base, ma era costituita almeno da una decina di alberi altissimi collegati tra di loro dalle stesse radici. Al centro di questa pianta famiglia vi era uno spazio di circa tre metri per tre, costituito da un cerchio irregolare alla cui base vi era un morbido letto di aghi di pino misti a foglie sul quale mi posi a sedere, per riposarmi un po’ e abbandonarmi alla contemplazione di quel nuovo ambiente, divenuto improvvisamente privo di suoni e di rumori. Dalla posizione che avevo assunto potevo guardare la valle attraverso uno spiraglio tra due alberi di quella casa famiglia; mi trovavo quindi seduto e protetto in un ambiente chiuso ma potevo anche guardare al di fuori; una posizione molto rassicurante. Mi abituai subito a quella nuova calma, i rumori erano cessati completamente; era rimasta soltanto l’onda musicale di una leggera brezza che si stagliava sullo sfondo, come una deliziosa colonna sonora che commentava rispettosamente e con attiva partecipazione la ripresa della scena che era stata appena iniziata da un soggetto terzo. Non volendo, stavo entrando molto rapidamente in quel nuovo ambiente; tutto stava avvenendo in modo semplice e naturale; sentivo sopra di me un altissimo tetto di fronde ombrose e lo sentivo alzarsi sempre di più, mentre il mio corpo stava fondendosi con gli aghi di pino e le foglie, con l’aria e con gli odori di quel nuovo ambiente. L’immersione continuava, un viaggio che al momento era di sola andata all’interno di una dimensione passiva, di ricezione e di ascolto. I confini scomparvero. Alla base di un albero della casa famiglia vi era un cespuglio costituito da una trentina di piccoli alberelli mignon appartenenti ad una specie a me sconosciuta: mi concentrai su quella piccola realtà, proiettandomi al centro di quella minuscola manifestazione di energia; la mia mente iniziò a vagare in quel minimondo adattandovisi benissimo, al punto che mi trovai, con tutto il mio organismo, al centro di quella nuova piccola dimensione, sdraiato su quel nuovo piccolo letto di foglie, mentre vagavo con la mente, ma anche, così mi sembrò chiaramente, con tutto il mio corpo; tutto continuava ad avvenire con sorpresa, sicurezza e curiosità, in uno stato di benessere, di calma e di tranquillità. Ero immerso in quel nuovo universo dai contorni indefiniti e normali; quel piccolo microcosmo era diventato un ambiente abituale e familiare, tutto il mio ambiente; ai miei piedi notai una ulteriore minuscola formazione arborea nella quale mi inserii nuovamente divenendone ancora parte integrante, fino a considerarla come nuovamente normale e familiare, e così via, in continuazione, in un vortice di proiezione, inserimento e stabilizzazione continua e progressiva in altri mini mondi successivi. La grande casa famiglia dei pini che mi aveva ospitato poco prima era scomparsa, divenuta per me ormai, del tutto, invisibile, appartenente come era divenuta, alla sfera dell’infinitamente grande; alcuni escursionisti passarono lì vicino e si soffermarono a guardare quella grande pianta esprimendo a voce alta commenti e frasi di ammirazione; pur guardando continuamente nella mia direzione non mi salutarono e se ne andarono per la loro strada; rimasi in quello stato ancora per un certo tempo, facendo viaggi vorticosi di andata e ritorno tra i diversi mondi che convivevano e provando sensazioni indescrivibili e fantastiche; Solo con un grande sforzo di concentrazione riuscii a ritornare nella mia prima posizione; ancora oggi, non saprei dire quale dimensione tra le tante che scoprii quel giorno fosse stata quella reale; ma ovviamente la domanda è mal posta e infondata perché non esiste una dimensione reale e altre apparenti; esistono soltanto solo dimensioni diverse che si intrecciano, si incontrano e convivono. Universi e mondi paralleli che si inseguono e vivono contemporaneamente, varcando soglie sconosciute che subito ci diventano amiche, che ci accolgono, ci ospitano e ci assorbono, dandoci la netta impressione di costituire l’unico mondo esistente. Se, solo, si avesse il coraggio di osare; se, solo, non avessimo paura di noi stessi e delle nostre sconosciute capacità. A questo punto la riflessione potrebbe portarci molto lontano; potremmo riconsiderare in questa nuova luce che conquista un individuo quando riesce a penetrare un’altra realtà fino ad immergervisi completamente e farla diventare l’unico mondo reale; lo scenario che ci si presenta confina con quelli che abbiamo affrontato nei paragrafi sulla follia o sulle grandi meditazioni; ed a pensarci bene, forse, è la stessa cosa; per noi, in generale, per il mondo reale, per la normalità, tutto ciò che va oltre e che, quindi, appare diverso, strano, lo confiniamo in quel pozzo nero che chiamiamo follia; d’altra parte la santità non viene considerata come la follia più nobilitante che si conosca?
|
||||