|
COINCIDENZE?
In questa luce deve essere inquadrata una delle questioni più interessanti e anche misteriose, per non dire inquietanti, che ha affascinato da sempre e continua ad affascinare la vita degli uomini; le cosiddette coincidenze; avvenimenti e fatti che si verificano in modo sorprendentemente collegato a nostre aspettative, a nostre speranze o anche a nostri timori; si tratta di episodi abbastanza frequenti che si ripetono a intervalli più o meno regolari nella vita di ciascuno di noi; anche per questo aspetto della nostra vita, la stragrande maggioranza delle persone si abitua a non dare importanza a tali manifestazioni; anzi, più sono inspiegabilmente “coincidenti”, più vengono rapidamente scaricate nel dimenticatoio dei ricordi, nel cestino della nostra memoria e della nostra coscienza. La mia opinione al riguardo è molto semplice: ritengo le coincidenze niente affatto casuali; penso che esse siano il frutto di volontà espresse o di movimenti in atto, di desideri che si manifestano con grande forza e, anche, di energie in attività; soltanto che esse si manifestano in modo meno chiaro e immediatamente visibile e percepibile, perché non appartengono alla sfera dei nostri comportamenti quotidiani e delle nostre esperienze più frequenti e familiari; quando ci si allontana dal mondo che noi siamo abituati a frequentare, a conoscere, a vivere, molto spesso tendiamo a sostituire quella che dovrebbe essere una doverosa curiosità con comportamenti timorosi e prudentissimi, nella perenne ricerca di situazioni tranquille e stili di vita confortevoli e rilassanti che ci confermino le nostre consolidate opinioni e sensibilità. Anche quando ci rendiamo conto che una coincidenza sopraggiunta è troppo strana e inspiegabile per essere soltanto una coincidenza ci limitiamo ad un sorriso abbozzato non si sa verso chi e per che cosa, ad una sorpresa silenziosa e subito repressa, ad abbozzare una domanda, una richiesta di spiegazioni che ci lasciamo strozzare in gola e che non rivolgeremo mai né a noi stessi, né ad altri; e così, ci lasciamo sopraffare da atteggiamenti pigri e anche tristemente sottomessi alla nostra debolezza caratteriale; ci facciamo sopraffare dalla non conoscenza, voltiamo le spalle e guardiamo altrove, verso i luoghi delle nostre abitudini; se ci facciamo caso, in quelle circostanze, addirittura, anche la nostra espressione facciale si rifugia nella nostra maschera natia (perché ognuno di noi ha dei tratti originari, propri, che si riconoscono inequivocabilmente persino nelle pieghe della pelle, nei segni e nelle espressioni del volto); in cambio, ci sembra di essere più protetti e non vediamo l’ora che un diversivo rassicurante, magari lo squillo di un telefonino o la voce di un canale televisivo, ci faccia nuovamente riannebbiare nella nostra confortevole e deprimente quotidianità. Noi dovremmo, al contrario, anche in questo caso, cercare di capire che cosa possano significare questi fenomeni inspiegabili all’apparenza, perché è sicuramente vero che ciò a cui non riusciamo a fornire una spiegazione, la possiede al suo interno; soltanto che noi non ci arriviamo perché i nostri occhi, le nostre orecchie e tutti i nostri sensi non ce lo consentono. A questo proposito è opportuno esaminare alcune delle coincidenze più frequenti e comuni nelle quali molte persone, per non dire, tutti, hanno avuto occasione di imbattersi: una delle più frequenti è quella degli incontri “casuali”; si verifica quando tra due individui che vivono in una stessa città inizia un percorso di intensa sintonia, il più comune dei quali è quello dell’innamoramento. In quel periodo, quello della nascita del nuovo sentimento, avviene che la grande forza delle energie positive in movimento, condiziona inesorabilmente tutta la vita delle persone coinvolte; non c’è un modo di sottrarsi a questa legge generale; e così si verifica che le due persone interessate vengano attratte da una forza “misteriosa” verso gli stessi luoghi, negli stessi momenti; quando, ad esempio, si fa una certa cosa in un determinato momento e in un luogo definito e, all’improvviso, ci viene in mente di dirigerci in un’altra zona, spesso incontriamo l’altra persona. Nei casi di maggiore intensità emotiva, “sappiamo” che incontreremo l’altra persona e, quasi sempre, questo puntualmente avviene; non ci meravigliamo neppure di quell’incontro, ci sembra naturale; quando, poi, l’incontro avviene ci sentiamo appagati, soddisfati, felici, non solo per l’incontro, ma, perché tutte le nostre innumerevoli particelle costitutive, che precedentemente stavano lavorando con tenacia per quell’evento, hanno raggiunto il loro scopo, possono accoppiarsi con le altrettanto innumerevoli particelle della persona amata dando luogo a esplosioni di incontri multipli e intrecciati, a nuove creazioni di energia e di onde non solo emotive; in quelle situazioni sentiamo una gradevole sensazione di benessere, perché tutto va bene, la vita ci sorride, la fase ascendente è al massimo splendore e al massimo vigore; niente ci preoccupa, niente ci spaventa, ci sentiamo immortali. E’ evidente quindi,come questa situazione, che sembra una coincidenza, in realtà non lo sia; si tratta del risultato di un lavoro, di una attività; esattamente come la raccolta che viene dopo la semina e il giorno che viene dopo la notte. Il lavoro del nostro cervello e di quello della persona amata; il lavoro straordinariamente intenso di tutte le nostre parti costitutive che si esprime alla massima potenza in quella che possiamo immaginare ( e che in effetti assomiglia ) a una vera e propria nuova creazione. Un’altra coincidenza, sempre frequente, ma questa volta, più inspiegabile, almeno per me, è quella costituita dal numero dei kilometri che segna il cruscotto della mia macchina. Si verifica, per dirla in breve che, pur non guardando mai il cruscotto della macchina durante la guida, quando, “casualmente” lo osservo, segna sempre, un numero centesimo; vale a dire 18.700, 19.200, 20.400, e così via; perché? Qualcuno, a cui l’ho riferito, sostiene che ciò avviene, perché in quelle occasioni ci faccio caso e in altre no. Non è così e nessuno meglio di me lo può sapere; sono convinto che vi sia una spiegazione più profonda e più vera a questo piccolo mistero; l’opinione che mi sono fatto è che quei numeri centesimi sono destinati di sicuro ad incidere profondamente nella mia vita; molto probabilmente ad uno dei prossimi numeri centesimi scanditi dal mio conta kilometri avverrà qualcosa di molto significativo per la mia vita; forse qualcosa di traumatico ( la mia morte, per esempio: ad oggi è l’ipotesi più plausibile ), forse, speriamo, qualche incontro particolarmente interessante, forse, non so; l’unica cosa che mi sento di escludere è la causalità di questo tipo di fatti. Un’altra coincidenza molto comune è quella dell’Impresa “pilotata”; avviene, in pratica, che nei momenti di maggiore crisi, si verifica, quasi sempre, un avvenimento positivo che attenua quel momentaneo periodo negativo, e che quando tutto sembra andare storto e il pessimismo dilaga incontrastato avviene un episodio, questa volta, positivo che inverte la rotta nella direzione giusta, dando nuova linfa e nuova speranza che le sorti miglioreranno e che tutto andrà per il meglio; anche questa anomalia è frequente ed è capitata a molti miei conoscenti. L’obiezione più frequente è che, in realtà non abbiamo a che fare con anomalie e coincidenze, perché, in fondo, l’alternarsi di vicende positive e negative è nella logica delle cose e nel corso della natura; questa osservazione è molto giusta, fondata e veritiera, ma quì ci si riferisce alla circostanza della quasi certa, consapevole “aspettativa” che in particolari situazioni sarebbe avvenuto un fatto che avrebbe invertito una certa tendenza; poi, puntualmente, quel fatto si verifica; questa particolarità era così frequente in una azienda nella quale ho lavorato per un certo periodo di tempo che ormai, nei periodi peggiori, ci aspettavamo un salvagente; sapevamo che ci sarebbe giunta una buona notizia; e così, al contrario, nei momenti migliori, non ci lasciavamo andare all’euforia, perché sapevamo che sarebbe arrivato qualche grosso problema; ora, noi sappiamo che una coincidenza può essere una coincidenza quando rappresenta una eccezione; se, invece, si verifica spesso, allora diventa una regola, e ci deve pur essere una giustificazione logica, comprensibile, razionale (il che non vuol dire assolutamente a noi conosciuta) alla sua base. Per dirla con altre parole, prendendo, anche qui, a pretesto la scienza, se una singolarità si verifica con frequenza, dobbiamo parlare di regola generale. Va bene, ma cosa significa questo? Quale è questa regola generale? Di cosa si tratta? In che modo interferisce con la nostra vita? Gli interrogativi sono giustificati ampiamente. E’ giusto chiedersi a quale filo sia appesa la nostra vita. Più che l’angoscia è la sorpresa e lo smarrimento che ci prende quando riflettiamo su queste cose. A volte è come se vi fosse una assistenza nascosta e superiore che regola la nostra vita; attenzione, non solo leggi generali a noi sconosciute; questo sarebbe normale e tranquillamente accettabile, ma una regia occulta, a noi nascosta e incomprensibile che regola il nostro orologio; quando ci rilassiamo e pensiamo con leggerezza a questi interrogativi, in uno stato che sta tra la concentrazione e la meditazione alla ricerca dei nostri impulsi più profondi, a volte ci vengono in mente le Divinità dei nostri antenati che giocavano con Ettore e Achille e che sovrintendevano a tutte le umane vicende con intensa partecipazione; in quel tempo si parlava di Fato, di Destino; queste “presenze” regolavano sistematicamente la vita degli uomini, interferivano con le loro decisioni, partecipavano a quasi tutte le faccende quotidiane anche a quelle più banali; allora esistevano meccanismi oliati e consolidati per capire e per regolarsi nel cammino della vita. Recentemente una fortunata serie cinematografica ha lanciato una ipotesi suggestiva e, ovviamente, adeguata ed in linea con i nostri tempi di trionfo informatico: l’ipotesi, cioè, che tutti noi vivremmo all’interno di un superprogramma all’interno del quale ogni singola nostra azione, persino ogni singolo nostro pensiero, possa essere stato preventivamente impostato; qualcuno ha curiosamente ipotizzato che l’uomo sia poi sfuggito al controllo dei programmatori, divenendo il virus temibile e non recuperabile all’interno di quel sistema. Questa ipotesi può essere vera; come abbiamo detto prima, a proposito del tempo, il superprogramma lo abbiamo impostato, progettato e diffuso noi stessi, o meglio le nostre masse di energia sparse o concentrate; ma il punto fondamentale del programma, quello che le fornisce un fascino irresistibile è dato dall’aver introdotto nel meccanismo della natura un fattore sorprendentemente dinamico e ribelle, posto nella stessa difficoltà ad orientarsi nella sua nuova condizione, ma dotato anche di una forte, formidabile capacità autonoma di svilupparsi, di andare oltre, di superare i suoi limiti. E’ paradossale che l’uomo stia tentando ora di fare la stessa cosa con i computer dotati di programmi sempre più orientati a superare i limiti imposti e proiettati verso l’autodeterminazione. Un gioco molto interessante, che si ripete. Nel medio evo vi erano convinzioni che noi, poi, abbiamo definito mistiche, cestinandole nell’irrazionalità di un tempo che consideriamo generalmente buio e sfortunato, perché lo identifichiamo con la povertà e la miseria, con le malattie e la sporcizia e anche con i roghi degli eretici che illuminavano le notti buie e impaurite delle città europee; ma allora la vita era anche altro e le menti di alcune grandi personalità potevano salire verso vette che nessun super computer potrà mai raggiungere; penso a Giordano Bruno, o Marsilio Ficino o Pico della Mirandola e molti altri ancora. Nessuno ha mai capito veramente e, forse, potrà neanche mai capire quali cose hanno visto e capito quei cervelli; è certo tuttavia che quello è stato il periodo nel quale le menti degli involucri si avvicinarono di più alla consapevolezza delle masse di energia che li avevano generati; noi, oggi, possiamo soltanto immaginare la strada che hanno percorso, i sentieri che hanno seguito; possiamo intravedere i loro pensieri, che assomigliavano molto a quelli dei loro contemporanei orientali che non conoscevano neppure, ma che erano sintonizzati dalle stesse lunghezze d’onda, accomunati dalla stessa fecondità, dalla stessa ricerca; e, infine, confortati dagli stessi risultati, quasi dalle stesse conclusioni e verità. Molto oggi è andato perduto; molto, ma non tutto. La nostalgia non serve, non ci aiuta a capire; gli uomini di questa era postindustriale, che guardano con sufficienza a quei tempi considerati bui e neri si rifugiano e chiedono soccorso, per rincuorarsi dal freddo che sentono dentro, a maghi, fattucchiere e imbroglioni della peggiore risma. Nella marcia a ritroso che l’uomo sta compiendo sul sentiero della consapevolezza possono non esserci limiti; quella marcia stupida e priva di senso deve e può essere fermata; è possibile avviare una ricerca semplice e naturale, perché, come sappiamo e come abbiamo già detto, la verità è dentro di noi e aspetta di essere colta; la conoscevamo e ce ne siamo allontanati; ma possiamo ritrovarla, per capire chi e che cosa siamo, se abbiamo uno scopo e quale esso sia. Soprattutto dobbiamo capire come vivere nei pochi giorni della nostra piccola vita, quella che ci è rimasta e che è senz’altro molto breve.
|
||||