Alessandro Magno, prediletto figlio di Dio, conquistò il mondo, realizzando il suo sogno di dominio totale, ma non aveva il frigorifero; dunque dopo essere subentrato a Dario, il grande Re persiano, era costretto a bere bevande non fresche mentre spaziava nell’afosissimo deserto Afgano o nell’Indokush; Alessandro morì a 33 anni perchè non aveva medicine per curarsi la malattia venerea che aveva contratto in uno dei suoi dissoluti incontri.

Luigi XIV, il Re Sole, possedeva il mondo, ma non aveva la corrente elettrica, non poteva volare in aereo, non poteva telefonare, ignorava cos’era Internet;

Tuthankamon era anch’egli un Dio ma morì anche Lui giovanissimo a 33 anni perché i dottori e i sacerdoti del tempo non conoscevano il modo di curare la sua gamba rotta dopo una caduta da cavallo.

Nelle Società di oggi, neell’emisfero occidentale, qualunque cittadino, anche il più povero, dorme in una casa dove non piove, si muove velocemente utilizzando i mezzi pubblici o privati, è in grado di curarsi nella gran parte dei casi, di fronte a qualsiasi malattia, può accendere la luce, premendo un semplice tasto, quando la buia notte sopraggiunge, può disporre di acqua a volontà, aprendo un rubinetto, combatte il gelo invernale attivando il termosifone.

Oggi, chiunque può migliorare la vista indossando occhiali, può curarsi i denti senza rischiare la vita, può accedere tranquillamente a molte medicine salvavita, del tutto impensabili soltanto 50 anni fa.

Nonostante questi progressi materiali e queste “meraviglie”, l’ansia dell’uomo sta crescendo, le patologie aumentano, l’insicurezza dilaga, insieme alla violenza crescente degli individui e degli Stati..

L’impiegato che dopo aver trascorso otto ore davanti al computer, sale in macchina, guida come un ossesso, imprecando per il traffico, mentre parla al suo cellulare è un uomo perduto, destinato alla nevrosi.

Oggi, l’uomo occidentale vive nella frenesia; il suo scopo di vita è arricchirsi; la sua natura è divenuta, anche per questi motivi, più aggressiva; la sua compagna di viaggio è l’avidità, spesso coltivata in solitudine, in una condizione triste di infelicità permanente.

Oggi l’uomo corre, corre, corre; per lui non conta dove, conta correre.

Oggi, di fronte alla crisi economica, tutti i Partiti invocano la necessità di una nuova, ulteriore crescita economica; quasi nessuno parla e, ancor meno, agisce a favore dell’equità, della riduzione delle ingiustizie, della solidarietà.

Vi sono naturalmente delle eccezioni a questi comportamenti, ma sono, appunto, eccezioni.

Sarebbe possibile fare altre scelte: godere dei progressi e delle comodità che esistono; fermarsi a guardare; ammirare la bellezza che ci circonda; apprezzare la vita nelle sue tante straordinare manifestazioni.

Chi ha tempo e voglia per capire queste semplici cose potrebbe essere felice anche in questa vita.