Rino Gaetano è morto esattamente trenta anni fa, il 2 Giugno 1981, in un incidente a Roma, sulla Nomentana; quell’incidente pose fine a una delle più belle figure, mai apparse nella musica italiana; me lo ricordo quando venne alla Festa de l’Unità a Soriano nel Cimino: era un ragazzo come gli altri, uno di noi, aveva un sorriso ironico, disincantato, ma allo stesso tempo ribelle in modo molto determinato.

Era il 1978 0 il 1979, non ricordo bene l’anno, Lui era già famoso, ma non si dava arie, non dava alcuna importanza alla sua fama e, credo che addirittura non se ne rendesse conto; iniziò subito a parlare con noi, allora giovani comunisti, come se fossimo stati amici da sempre e partecipò alle nostre discussioni con naturalezza e decisione. Ci fu anche un piccolo screzio per alcune diverse vedute sugli argomenti politici, allora di attualità, ma tutto venne superato quando iniziò a cantare le sue canzoni; ricordo ancora l’emozione che ci assalì quando intonò : “Mio fratello è figlio unico”, una bellissima canzone sulla povertà e sulla discriminazione dei giovani del Sud.

La serata finì molto tardi, mangiammo insieme su quattro assi di legmo, gustando salsicce alla brace, fagioli con le cotiche e abbondanti bevute di vino rosso di Castiglione in Teverina.

Oggi la discografia si è impadronita dei suoi successi, ma non dimentico che allora Rino Gaetano era in polemica con i padroni delle case discografiche e con il potere in generale; odiava ogni burocrazia, anche quella dei Partiti, soprattutto se di Sinistra.

Ma a me, oggi, piace ricordarlo per il suo sorriso, la voglia di amicizia che manifestava e la sua allegria contagiosa.