Category Archives: Liberi pensieri

L’UMANITA’: UNA SPECIE MOLTO STUPIDA

 

  • Ho conosciuto un uomo paralitico: era condannato a stare su una sedia a rotelle per tutta la vita; lui ne era consapevole e, per quanto avesse fondato con grinta l’Associazione “Diversamente Abili” a voler significare la sua dignitosa esistenza, soffriva molto per la sua condizione di Handicap; avrebbe dato tutto per poter camminare.
  • Ho conosciuto un uomo cieco; tutto sommato viveva come se non avesse il problema della cecità; leggeva molto; con il metodo braille; lottava per affermare il suo diritto ad una vita “normale; ma una volta mi confessò che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tornare a vedere; gli mancavano i colori della vita e del mondo che molti anni prima aveva assaporato.
  • Ho conosciuto un sordomuto; era una persona molto simpatica e, nonostante tutto dialogava con l’esterno attraverso il linguaggio gesticolare che aveva assimilato con grande abilità; molte volte l’ho visto triste; quando era solo, o credeva di esserlo, la depressione lo travolgeva; provava un invidia crescente nei confronti degli “altri”; mi disse che il suo più grande desiderio era quello di poter parlare con la voce e di riuscire a sentire i suoni della natura.
  • La cosa che più mi colpisce e più mi fa riflettere delle persone prive di handicap e di limitazioni è la loro totale incapacità di apprezzare il loro “stato fortunato”.
  • L’umanità, stupidamente, si concentra sempre sui suoi problemi, sui suoi limiti, sulle sue negatività: non riesce ad apprezzare e a godere delle sue condizioni positive; se lo fa, lo fa raramente; l’umanità preferisce quasi sempre soffrire dei propri limiti, trascurando come quasi irrilevanti i vantaggi fondamentali che invece potrebbero, se valorizzati, riempirgli la vita di gioia.
  • E così si apprezza il valore della pace solo quando si è in guerra, la giovinezza quando si è anziani, il benessere e la sicurezza economica quando si è poveri.
  • In conclusione, penso che l’umanità sia molto stupida; certamente più stupida di tutte le altre specie viventi che, invece, vivono molto più serenamente la propria esistenza.

UN VENTO FREDDO AL LAGO DI BOLSENA

 

Un vento freddo, molto freddo, spazza con violenza il litorale del lago di Bolsena; sul lungolago, solitamente festoso e chiassoso, c’è poca gente; le osterie sono quasi deserte; i Ristoratori guardano fuori, in attesa di un pubblico che si ostina a non entrare.

“Che brutto momento” –mi dice Nicola, il Gestore di un Ristorantino, di solito affollato- “oggi è il 28 del mese, il giorno successivo allo stipendio; ciò nonostante non entra quasi nessuno; è come se ci fosse una crisi ben maggiore di quella effettiva nei portafogli”; “la crisi è divenuta interna alle persone, si è trasformata in depressione, contagia e avvilisce lo spirito, ha tolto la voglia di sorridere e, anche, quasi di vivere”.

Ascanio e Mario sono due mie vecchie conoscenze; fanno i pescatori da sempre; stanno seduti al bar, guardano inquieti il lago, più agitato di loro, sorseggiano, senza alcun entusiasmo, la solita cannaiola e discutono con animazione; Ascanio dice che ha deciso di smettere; non vuole più fare il pescatore, perché “non ce la fa più”. “La cosa più triste –dice- è che non abbiamo alcuna tutela; come si può continuare così per altro tempo?” Secondo lui –e Mario annuisce, sconsolato e silenzioso- ormai si guadagna non più di 6/7 mila euro all’anno e non si può di certo continuare a far finta di niente.

Non solo, -continua Ascanio- “ qui sta aumentando tutto, dai contributi ai carburanti, dalle tasse nazionali a quelle regionali e comunali; dicono che se non si fanno questi sacrifici sarebbe molto peggio, perché crollerebbe il sistema; ma c’è un limite a tutto, perché se in una famiglia un padre non fa più mangiare i figli per pagare i suoi debiti, allora si deve dire che la cura è peggio della malattia.

Mario, il silenzioso, -rivolto a me- dice soltanto: “Mi spieghi perché non fanno pagare di più i ricchi? E perché non mettono la Patrimoniale?”

Sono discorsi semplici e spontanei che esprimono punti di vista difficilmente contestabili e che riguardano quasi tutti gli italiani.

Domani è un altro giorno; si riprenderà, come al solito, la lotta per la vita; Mario e Ascanio continueranno a fare il loro antico mestiere; Nicola continuerà a gestire il suo Ristorantino; ma in loro è sparita la fiducia e la gioia di vivere.

Quando li saluto mi guardano, tuttavia, con grinta e determinazione. Penso che ce la faranno, perché questa –per quanto durissima- non è la prima crisi e perché dopo la notte viene sempre il giorno.

LA SCHIAVITU’ OGGI

LA SCHIAVITU’ OGGI: FORMA SUPREMA DEL CAPITALISMO

Che il nostro sistema di vita fosse molto ingiusto è sempre stata una cosa risaputa, ma negli ultimi decenni il capitalismo sta creando mostri sempre più disgustosi; mentre sta crescendo la distruzione stessa del Pianeta a causa dell’inquinamento, sta aumentando la povertà estrema (l’altra faccia della ricchezza estrema), si sta riducendo la disponibilità di acqua potabile e sta aumentando la fame nel mondo.

Ma non basta: è stato infatti appurato, a seguito di una ricerca scrupolosa, che sta crescendo anche la schiavitù che è sempre stata e continua ad essere la più squallida forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Secondo quella ricerca, dietro ogni cosa che compriamo, dagli alimenti all’abbigliamento all’elettronica, si nasconde uno sfruttamento enorme: ogni cittadino medio che possegga un normale oggetto di consumo, una bici, alcune paia di scarpe, una cinta e qualche abito può calcolare di avere ‘sulla coscienza’ un centinaio di schiavi che hanno lavorato per lui. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’organizzazione no profit Slavery Footprint, attivo da qualche anno negli Usa. Il questionario, in 11 pagine, ha studiato le modalità di produzione di circa 400 articoli di consumo diffusi nei Paesi occidentali ed è giunto alla conclusione che un esercito di circa trenta milioni di schiavi – tanti quelli stimati oggi al mondo – hanno “contribuito a fabbricare ogni cosa che potete trovare, dall’armadietto medico in casa alla borsa di ginnastica”. “La schiavitù è ovunque”, “E’ in ogni prodotto” che entra a far parte della vita quotidiana di tutti.

 
Secondo la stessa organizzazione, schiavo è “chiunque è costretto a lavorare senza remunerazione, a essere sfruttato economicamente e che non è nella possibilità di dire no”.
Sulla carta, la schiavitù è stata dichiarata illegale nel mondo con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, ma nella realtà è tutt’altro che estinta ed è in fase crescente; la schiavitù, tra l’altro, a parte le attività di produzione dei beni, riguarda anche molti minori e molte donne, sfruttate principalmente per la prostituzione.

Ogni commento è superfluo;

Anche il buon vecchio Karl Marx nel descrivere il capitalismo del suo tempo, aveva dipinto un quadro a tinte certamente molto fosche, ma mai avrebbe pensato di essere stato troppo ottimista sulla violenza assoluta di un Sistema che, con il passare degli anni, raggiunge livelli di cinismo inimmaginabili.

Dunque, la ricerca di alternative di sistema al capitalismo non può e non deve essere abbandonata e nemmeno rallentata. Nonostante tutto.

LA RASSEGNAZIONE DI OGGI, MISURACA E GRAMSCI

Un richiamo a Gramsci di Pasquale Misuraca

“Non è puro disfattismo trovare che tutto va male e non indicare criticamente una via d’uscita da questo male? Un ‘intellettuale’ ha un modo d’impostare e risolvere il problema: lavorando concretamente a creare quelle opere scientifiche di cui piange amaramente l’assenza, e non limitarsi a esigere che altri (chi?) lavori.” (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere)

Gramsci, pur essendo molto malato e recluso senza speranza, scriveva queste parole piene di energia, mentre in Italia trionfava il fascismo, rivolgendole agli intellettuali del suo tempo; in realtà quelle parole, oltre che agli intellettuali, erano rivolte anche ai suoi compagni di Partito e a tutta l’opposizione che allora languiva anch’essa, in gran parte, nelle carceri o vagava nell’ indecisione del “che fare?”.

Tornando alla nostra situazione presente, dobbiamo riconoscere che, malgrado la gravissima crisi del Paese, le maialate a ripetizione del Berlusconi declinante e le baggianate gravissime dell’indegno Ministro Bossi sulla cosiddetta secessione, non tutto è perduto ed una iniziativa vincente ed intelligente è ancora possibile per salvare il salvabile, risalire la china e costruire una Società civile, capace di conciliare sviluppo e giustizia.

Per far questo occorrono poche idee semplici e chiare: servirebbe un programma molto sintetico e in grado di unificare le forze di opposizione, ma ancora di più servirebbe una leadership nuova che mandi al macero i vari penati di turno e si presenti alla gente in modo autorevole, credibile, giovane e vincente.

Questa è la sola via da seguire: entro la fine del corrente anno questa via dovrà essere indicata all’Italia senza tentennamenti, altrimenti non avremo scampo.

Il futuro dipende dunque da noi e ognuno di noi potrà fare la sua parte.

I MISERABILI

 

         Quando si parlò di abolire le Province per ridurre i costi della politica le oligarchie che occupano i Centri del potere dissero che il problema non era quello. “Occorreva ben altro e ben oltre”.

         Quando si propose di ridurre di almeno la metà i gruppi parlamentari di Camera, Senato, Regioni…etc, si disse che “serve ben altro, che il problema non è quello”.

         Quando oggi si propone di ridurre il numero, gli stipendi e i privilegi di queste sanguisughe parassite, loro assumono un’aria sorpresa e “consapevole”, quindi insistono: “il problema non è quello”.

         Su questa crisi si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto.

         Ma la cosa più grave e triste è costituita proprio dall’atteggiamento di questa  greppia predona che ha occupato come una metastasi gli scranni del Parlamento delle Regioni, degli Enti e dei vari Centri di potere, spesso inutili, disseminati in ogni dove.

         Un atteggiamento trasversale, che riguarda tutti i Partiti, con qualche rarissima eccezione di qualche nobile individualità.

         Questa greppia è ormai divenuta un virus, feroce, egoista, incurabile, implacabile.

         Non possiedono più dignità, non si vergognano affatto, non si prendono a schiaffi da soli, non vomitano quando si guardano allo specchio.

         Parlano di democrazia ma sono dei miserabili.

         Parlano di sviluppo economico, di solidarietà, ma sono dei miserabili senza ritegno, ipocriti senza se e senza ma, irrecuperabili. Mai un gesto simbolico, anche minimo, di rinuncia a qualcosa, arraffano tutto, famelici, spietati, senza pudore.

         Sono dei miserabili.

         Hanno svuotato di ogni risorsa i servizi sociali dei Comuni, lasciando la povera gente senza alcun appoggio, alcun sostegno, alcuna pietà. Tagliano e diluiscono le pensioni, tagliano la sanità e la cultura. Senza ritegno.

         Ora qualcuno di questi miserabili dirà che sono diventato un qualunquista, che il problema è “complesso”, che occorre “riflettere approfonditamente”.

         Io invece penso, prima che il qualunquismo dilaghi veramente senza speranza a causa loro, che è giunto il momento di dire basta sul serio.

         Ciò che serve è una rivolta vera, intransigente, culturale prima di tutto; che spazzi via i nominati e i corrotti dai luoghi della democrazia.

         Serve una rivolta vera, intransigente, liberatoria, propositiva; che affermi il principio che la funzione “dirigente” deve avere alla sua base la moralità, l’onestà, la capacità. Come spesso è accaduto nella storia, anche recente, solo dal popolo può venire la riscossa. Ed è giusto essere ottimisti.

La rete e internet possono essere un ottimo strumento a questo scopo.

RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA

RIFLESSIONI SUL POPOLO E SULLA DEMOCRAZIA

Il popolo ha acclamato Nerone, Caligola e molti altri trucidi imperatori romani come se fossero Divinità. Il popolo ha mandato democraticamente Hitler al potere, attraverso libere elezioni. Il popolo ha sempre inondato di voti Andreotti, Gava, Lima e tanti altri potenti, corrotti e incapaci della prima Repubblica; in cambio di piccoli favori. Il popolo ha mandato al potere un satrapo come Berlusconi. Sono venti anni che lo sopportiamo. Oggi il popolo vota per Putin, per Chavez, per Lukashenko. I campioni della antidemocrazia sembrano prosperare sulla acquiescenza forzata del popolo. Il cannibale Amin è stato sempre acclamato dal suo popolo; oggi avviene lo stesso per Gheddafi. Al recente referendum sull’acqua, il popolo ha votato per l’acqua pubblica quando l’acqua era già pubblica; il risultato è che non si faranno più le gare perché, contrariamente a prima, sarà possibile affidare i lavori in House, vale a dire alle conventicole partitocratriche che controllano le Municipalizzate. Il popolo ha affossato l’energia nucleare che è la prima delle energie rinnovabili; continueremo ad essere inondati dall’ossido di carbonio emesso dalle attuali centrali; gli sceicchi ringraziano. La realtà è molto semplice: hanno prevalso le oligarchie, pregne di interessi, che hanno sfruttato qualunquistiche e populiste correnti di opinioni diffuse da abili manovratori del consenso.

IN MEMORIA DI RINO GAETANO

Rino Gaetano è morto esattamente trenta anni fa, il 2 Giugno 1981, in un incidente a Roma, sulla Nomentana; quell’incidente pose fine a una delle più belle figure, mai apparse nella musica italiana; me lo ricordo quando venne alla Festa de l’Unità a Soriano nel Cimino: era un ragazzo come gli altri, uno di noi, aveva un sorriso ironico, disincantato, ma allo stesso tempo ribelle in modo molto determinato.

Era il 1978 0 il 1979, non ricordo bene l’anno, Lui era già famoso, ma non si dava arie, non dava alcuna importanza alla sua fama e, credo che addirittura non se ne rendesse conto; iniziò subito a parlare con noi, allora giovani comunisti, come se fossimo stati amici da sempre e partecipò alle nostre discussioni con naturalezza e decisione. Ci fu anche un piccolo screzio per alcune diverse vedute sugli argomenti politici, allora di attualità, ma tutto venne superato quando iniziò a cantare le sue canzoni; ricordo ancora l’emozione che ci assalì quando intonò : “Mio fratello è figlio unico”, una bellissima canzone sulla povertà e sulla discriminazione dei giovani del Sud.

La serata finì molto tardi, mangiammo insieme su quattro assi di legmo, gustando salsicce alla brace, fagioli con le cotiche e abbondanti bevute di vino rosso di Castiglione in Teverina.

Oggi la discografia si è impadronita dei suoi successi, ma non dimentico che allora Rino Gaetano era in polemica con i padroni delle case discografiche e con il potere in generale; odiava ogni burocrazia, anche quella dei Partiti, soprattutto se di Sinistra.

Ma a me, oggi, piace ricordarlo per il suo sorriso, la voglia di amicizia che manifestava e la sua allegria contagiosa.