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Donald Trump eletto democraticamente Presidente degli Stati Uniti d’America

Vedete quest’uomo? E’ stato eletto democraticamente Presidente degli Stati Uniti d’America.

Gli Americani lo hanno eletto, lui (con la elle minuscola) si è insediato da qualche giorno ed ha cominciato a Governare prendendo le decisioni che aveva promesso di prendere in campagna elettorale: attacco alla sanità gratuita per i meno abbienti, stop ai Profughi siriani, costruzione del muro con il Messico, costruzione degli Oleodotti Keystone e nel Dakota, attacco ai Principi della Conferenza sul clima di Parigi…e altre gravità del genere.

Questo Signore, dall’espressione stralunata, problematica e insicura, dicevamo, è stato eletto Presidente e fa il Presidente. Non è una boutade o uno scherzo; è la pura verità. Così è.

Ho sempre pensato che la Democrazia non fosse sinonimo di Libertà vera, ora ne ho la certezza; infatti è bene ricordare che anche Hitler, a suo tempo, fu eletto democraticamente dai Tedeschi, così come innumerevoli Dittatori dell’Est e dell’Ovest e così come innumerevoli demagoghi o giocolieri della Politica, anche nostrana (il caso di Comici come Grillo è esemplare).

Ora dobbiamo tenerci Trump; tutto il mondo dovrà tenersi Trump; e siamo in tanti a chiederci cosa ancora passi per la mente di questo personaggio improbabile ma, a quanto pare, vincente; sono sicuro che anche il buon vecchio Lombroso non avrebbe saputo capacitarsi di fronte a quell’espressione indecifrabile ma palesemente sofferente e non equilibrata.

Che fare ora? In verità temo che ci sia poco da fare.

A noi, alle persone semplice ed operose non resta che sperare che la Democrazia americana, quella vera, sappia riprendersi da questa caduta di responsabilità, nelle forme possibili, altrimenti, veramente, sarebbero guai molto seri per tutti, soprattutto per i più deboli.

Lettera aperta al Signor Renzi

Egregio Signor Matteo Renzi

si può sapere cosa stai facendo? Pensi davvero di riuscire a fare qualcosa di positivo in Italia con un ritmo di crescita del debito pubblico, pari ad oltre mezzo milione di euro al minuto?

Tu sai che questo indebitamento crescente è dovuto al fatto che le tue cosiddette riforme non hanno intaccato il virus più negativo che esiste in uno Stato, vale a dire la spesa pubblica parassitaria e improduttiva, ivi compresi i super stipendi e vitalizi dei nuovi mandarini del potere: oligarchi avidi, indegni di essere definiti “Politici”;

Se avessi utilizzato queste risorse per finanziare gli investimenti produttivi e lo sviluppo vero – Keynes – (in primis le energie rinnovabili), avresti meritato stima e fiducia; ma tu hai usato i soldi pubblici per foraggiare i vari Bonus e provvedimenti da cortile; il contrario di quello che sarebbe servito.

Ora sembra che tu ti stia rinsavendo: appari meno arrogante, parli di unità, ammetti qualche errore e sembri meno spocchioso del solito; si tratta forse di ravvedimento?

Sai che non ti crediamo più? La realtà è che tu hai paura di andare a sbattere molto presto e dunque ti sei deciso ad apparire meno arrogante e più conciliante. Ma non sei affatto credibile e te ne accorgerai molto presto.

Ricordi un vecchio detto? “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

Un’ultima cosa: chi ti scrive ha fatto politica, come te, per tanti anni, con passione; così ti chiedo di rispondere ad una sola domanda: cosa c’è in comune, quale affinità, tra uno come me che versava la metà del suo stipendio al Partito (quello con la P maiuscola) e che quando ha fatto politica non gli sono stati neanche versati, per lungo tempo, i contributi Inps e uno come te che poco prima di fare Politica si è fatto promuovere a Dirigente dall’Azienda di famiglia, in modo da continuare a percepire contributi previdenziali da Dirigente? Quale visione abbiamo in comune noi due?

Sai rispondere a questa domanda? Quale affinità etica e morale esiste tra noi? Ripeto: cosa abbiamo in comune? E perché mai uno come me dovrebbe dare fiducia ad un Partito “Democratico” solo nel nome e gestito da uno come te?

I tuoi affezionati sostenitori dicono che non bisogna più fare l’errore di Bertinotti, quando affossò Prodi; ma io penso che questo argomento non sia valido, perché tu non sei Prodi e neanche gli assomigli lontanamente; neanche un po’.

La teoria delle élite

Il buon vecchio, saggio Pareto ( insieme a Mosca e Michels ) aveva capito, sin dai primi passi della sua avventura scientifica, che la molla del mondo è costituita dallo scontro tra le varie elite in competizione.

Non che fossero del tutto infondate altre opinioni o punti di vista sistemati al rango di teorie: la lotta delle classi, gli interessi delle corporazioni, le guerre, le poderose pressioni economiche nelle e tra le nazioni, le spinte di liberazione, le ondate migratorie, e così via. Ognuna di queste forze rappresenta un peso, uno scopo, una pressione, una realtà, una motivazione che, interagendo con le altre, determina una influenza sui popoli e sulle nazioni, accarezza, sollecita o strattona quella che prima abbiamo chiamato la molla del mondo.

Ma ciò che decide è l’interesse della elite; la sua aspirazione al raggiungimento del successo e/o del potere, la sua determinazione, la sua volontà di potenza e di affermazione; molto spesso la sua spregiudicata ambizione.

E’ con queste “qualità” che si scruta l’orizzonte, che si medita e si progetta sul da farsi, che si attivano iniziative, alleanze e strategie.

Ad un certo punto lo scontro viene acceso e la tensione si trasforma in crisi (o nel suo opposto, in alleanza) sempre e solo sulla base dell’interesse prevalente delle elite in competizione.

Uno stato di disagio, per quanto forte e acuto, da solo, non basta per scatenare una rivoluzione.

Occorre il Robespierre di turno che interpretando e gestendo il clima insurrezionale favorevole, inizia ad agitare le notti dei francesi, distrugge l’Anciem règime, dà lavoro industriale al boia della ghigliottina e, infine, impone la sua dittatura.

Prima di essere scacciato da altre elite, ognuna delle quali dotata di valori, idee, ideologie e morali, ma spinta prepotentemente dalla forza di sé, dalla sua autoaffermazione, dalla volontà di prevalere e imporsi nel duro scontro che, sempre, si accende nella giungla.

Il quarto stato esisteva da sempre, come la monarchia e le aristocrazie; la borghesia operava già da qualche secolo.

Ma la scintilla che ha incendiato il mondo con i suoi valori universali ed eterni ha potuto liberarsi perché vi è stata una elite che l’ha fatto nel momento in cui era pronta a combattere per affermare la propria supremazia.

Così come in Russia. Gli zar spadroneggiavano nel loro potere illimitato da sempre, mentre le condizioni di vita erano assolutamente intollerabili, le masse venivano vendute come bestiame e i diritti dell’uomo semplicemente non esistevano.

Ma la rivoluzione bolscevica ha avuto inizio soltanto quando un uomo piccolo e di bassa statura, dalla pinguedine incipiente, definì, in lunghe elaborazioni e studi nella biblioteca di Zurigo, una strategia insurrezionale precisa e vincente, mentre altri si perdevano in un ribellismo confuso e disordinato.

Altri rivoluzionari lo avevano preceduto, compreso un suo fratello minore che finì impiccato sulla pubblica via a S. Pietroburgo, altre sommosse vi erano state, tutte annichilite nel sangue e nella sconfitta.

La differenza tra lo stato di depressione storica e impotente di un popolo oppresso e la scintilla che incendia l’ottobre rosso, sta tutta nella consapevolezza e nella forza della elite che si formò intorno a Lenin, che riuscì a capire le forze in gioco e le possibilità reali, che riuscì a vincere e che poi, come tutti sanno, degradò in una delle dittature più brutali che la storia possa ricordare. Ma anche quella era un’altra elite.

Insomma, l’elite fornisce obiettivi e consapevolezza attiva a situazioni ed eventi comunque solo materiali, incoscienti, inefficaci ed innocui; l’elite fornisce la teoria e l’anima alla “massa brutale”, la muove, la rende protagonista. Con l’elite si muove la storia, senza la sua azione regnano i secoli bui e la stagnazione perpetua dove dominano solo brutalità e sopraffazione.